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Reto Bernasconi: un medico d’urgenza

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  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min


Il mondo dell’emergenza pre-ospedaliera richiede rapidità, sangue freddo e capacità di integrarsi in team dinamici che lavorano in contesti sempre diversi. La storia di Reto Bernasconi, medico d’urgenza al Servizio Autoambulanza del Mendrisiotto (SAM), racconta cosa significhi operare ogni giorno sul campo, tra interventi complessi, gestione delle emozioni e un percorso formativo costruito con determinazione.


Un medico del territorio

Reto Bernasconi è profondamente legato alla sua regione:


“Sono Reto Bernasconi, sono del Mendrisiotto, nato e cresciuto qua e attualmente sono medico d'urgenza qua presso il SAM”

Lavora in ambulanza da tre anni e, parallelamente, svolge anche servizio come medico d’urgenza in Rega, dove opera da quattro anni. Un doppio ruolo che arricchisce la sua esperienza e la sua capacità di intervenire in scenari molto diversi.


Come inizia un intervento d’emergenza

Il lavoro del medico dipende dal tipo di allarme ricevuto dalla centrale. Nel sistema cantonale, il codice colore determina la gravità e quindi la necessità o meno dell’ambulanza.


“Nel verde parte solo l'ambulanza… nell’arancione parte l’ambulanza e noi come medici dobbiamo essere pronti… nel rosso e nel blu partiamo anche noi.”

Una volta ricevuto l’intervento sul computer di bordo, si valuta la gravità, si accetta la missione e si raggiunge il garage per partire. I tempi sono stretti:


“Negli interventi abbiamo due minuti per partire normalmente.”

Questa fase è regolata da protocolli precisi che la centrale applica attraverso domande standardizzate. Il colore assegnato attiva luce, gong e messaggio, guidando la risposta operativa.


In intervento: non solo il paziente, ma tutto ciò che lo circonda

Una volta sul luogo, la sfida non riguarda soltanto l’aspetto clinico. Reto Bernasconi sottolinea quanto la gestione delle persone presenti possa essere spesso più complessa del trattamento medico stesso:


“L'aspetto più delicato spesso è non la gestione del paziente in sé ma la gestione delle persone accanto… curare anche il parente, il figlio, la moglie.”

Entrare nelle case delle persone, in momenti di vulnerabilità, non è mai scontato. Ogni scena richiede delicatezza, capacità comunicativa e rispetto.



Missioni che lasciano un segno

Quando si parla di interventi che colpiscono, Reto Bernasconi non indica un episodio preciso. Non perché non ci siano stati momenti intensi, ma perché ogni missione lascia qualcosa:


“Ogni missione ti porti a casa qualcosa comunque.”

La complessità tecnica, i dubbi che nascono a posteriori, oppure le emozioni vissute con i familiari dei pazienti: tutto contribuisce alla crescita professionale e personale di chi lavora nel soccorso.


Un percorso costruito con passione

La sua scelta è maturata già in giovane età:


“Il mondo dell’urgenza però è sempre stato un mondo che mi ha affascinato.”

Dopo il liceo studia medicina: prima due anni a Friborgo, poi a Basilea. Qui scopre una possibilità che segnerà la sua carriera: durante la specializzazione in anestesia, già dal secondo anno, gli assistenti potevano uscire con l’ambulanza come medici d’urgenza. Per lui diventa una strada naturale.


“Ho iniziato lì e poi è una cosa che ho sempre mantenuto.”

Tornato in Ticino, entra in Rega e poi nel SAM, mantenendo anche un’attività ospedaliera necessaria per preservare competenze e manualità.


Tra cielo e strada: una professione che evolve ogni giorno

Oggi Reto Bernasconi divide la sua attività tra ambulanza, elisoccorso e ospedale. Un equilibrio che gli permette di essere sempre aggiornato sul piano clinico e operativo, e di confrontarsi con casistiche molto diverse.


Il suo racconto offre uno sguardo autentico sul lavoro del medico d’urgenza: una professione dove la tecnica e l’esperienza si intrecciano con sensibilità, comunicazione e capacità di leggere l’ambiente umano oltre a quello clinico.

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