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Mattia Vassalli: dalla volontà di aiutare alla professionalità nel soccorso pre-ospedaliero





Il lavoro nel soccorso è fatto di prontezza, competenza e capacità di affrontare situazioni che cambiano da un momento all’altro. La storia di Mattia Vassalli, oggi professionista del Servizio Autoambulanza Mendrisiotto, racconta come una vocazione possa nascere in modo inatteso e crescere fino a diventare una carriera.

Una vita tra sede e interventi

Mattia Vassalli fa parte del SAM dal 2018 come professionista, dopo aver iniziato come volontario nel 2011. La sua quotidianità si svolge principalmente in sede, tra turni di 8 o 12 ore, pronti a partire non appena arriva l’allarme. Ogni missione comincia con l’accettazione dell’intervento da parte di uno dei due membri dell’equipaggio, mentre l’altro si porta al posto guida per raggiungere rapidamente il luogo della chiamata.

Durante il tragitto, i soccorritori si confrontano sulle possibili strategie basandosi sulle informazioni ricevute. Questo permette di arrivare preparati, soprattutto quando si teme un trauma o situazioni cliniche delicate.


Protocolli, competenza e decisioni rapide

Ogni intervento è un equilibrio tra protocolli e capacità di valutare la situazione reale. Mattia Vassalli sottolinea il ruolo degli atti medico-delegati, strumenti clinici aggiornati regolarmente dalle linee guida internazionali e dai medici cantonali. Grazie a queste indicazioni, il team può agire rapidamente, somministrare farmaci quando necessario e scegliere l’ospedale più adatto al paziente.


Le sfide emotive del lavoro

Accanto alla tecnica, il lavoro del soccorritore richiede una grande forza emotiva. Mattia Vassalli racconta come alcune situazioni siano particolarmente difficili: il confronto con i familiari in momenti critici, le missioni pediatriche e, soprattutto, le esperienze che lasciano un segno profondo.


Ricorda in particolare un intervento che non dimenticherà mai:


“Il primo intervento di rianimazione… su un paziente pediatrico di 8 anni… quello sì me lo ricorderò probabilmente per il resto della mia vita.”

Sono momenti duri, che fanno parte del mestiere e che spesso contribuiscono alla crescita personale e professionale.



Una strada iniziata quasi per caso

Il percorso di Mattia Vassalli non è lineare. Dopo le scuole, intraprende gli studi come operatore in automazione, lontani dal mondo della sanità. In parallelo, entra come volontario nel soccorso e questo lo avvicina gradualmente a un altro ambito.

Lavora poi in una casa anziani, inizialmente per necessità, ma lì nasce il vero interesse per l’assistenza. Completa la formazione da OSS, passa alla scuola infermieri e, grazie al suo coinvolgimento nel volontariato, riesce ad accedere alla formazione come soccorritore professionista. Da allora non si è più fermato.


Non solo interventi: dati, analisi e innovazione

Oltre al ruolo operativo, Mattia Vassalli è anche referente per l’analisi dei dati nell’area clinica. Una responsabilità che unisce il suo interesse per l’informatica al bisogno crescente di dati per migliorare procedure, sicurezza e qualità del servizio.

Descrive così questo lato del suo lavoro:


“Sono referente della parte di analisi dati… un po' perché mi piace usare il computer… un po' anche per il mio background.”

Con l’arrivo di un nuovo progetto nell’area ricerca e sviluppo, il suo contributo andrà ulteriormente ampliandosi.



Un professionista nato dall’esperienza e dalla volontà di non fermarsi

La storia di Mattia Vassalli dimostra che non esiste un’unica strada per arrivare a una professione. Il suo percorso è fatto di tentativi, cambi di direzione, passione scoperta sul campo e crescita continua. Oggi è un soccorritore professionista che unisce competenze cliniche, capacità operative e interesse per l’innovazione.

Un esempio di come il soccorso pre-ospedaliero sia una professione fatta tanto di tecnica quanto di umanità.

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